Gemellaggio con Blinisht - Comune di Marcheno

Gemellaggio con Blinisht - Comune di Marcheno

Gemellaggio Marcheno - Blinisht

 

 

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Padre Giovanni Fausti in ospedale, in Svizzera

Motivazioni

Nel 1994 è sorto spontaneo nelle due comunità Marcheno e Blinisht il desiderio di conoscersi per riprendere l'amicizia vissuta negli anni 40 dei due Padri Gesuiti Giovanni Fausti (Marcheno) e Daniel Dajani (Blinisht), entrambi martiri, vittime della Dittatura comunista. Nei primi contatti si prospettarono possibilità d'impegno per una collaborazione concreta.

 

Continuità

Il Comune di Marcheno per quanto nuovo di iniziative del genere, dava la propria disponibilità per creare un legame forte con Blinisht, sede comunale a cui fanno riferimento i villaggi di Piarj, Krain, Baquel, Kodal, Gjader



Ufficialità

Nel 1992 il missionario Antonio Sciarra aprÌ proprio a Blinisht la Missione Cattolica, coinvolgendo nell'azione pastorale due comunità di suore (Suore Piccole Operaie ... e Suore Maestre Pia Venerini). Il Comune di Blinisht, la cui popolazione è totalmente cattolica, all'epoca era guidata dal giovane Sindaco Gac Gioca che vide nella missione una grande opportunità per affrontare e superare insieme i gravi disagi della vita quotidiana, eredità pesante della dittatura appena finita. Nel gennaio 1996, nel corso della visita della delegazione comunale di Blinisht, furono gettate le basi del gemellaggio Marcheno-Blinisht che fu ufficialmente sancito nell'ottobre dello stesso anno in occasione dell'inaugurazione del monumento dei due padri gesuiti nel 50° del loro martirio.

 

Coinvolgimento

Le necessità degli abitanti dei villaggi erano talmente pressanti che l'Amministrazione del Comune di Marcheno ritenne opportuno coinvolgere le varie componenti del territorio, in primo luogo le parrocchie e le scuole. Le periodiche visite del missionario a Marcheno fanno scaturire in un clima di cordialità aggiornamenti e proposte di intervento,

 

Realizzazioni

Potrebbe apparire strano la costruzione del monumento in bronzo ai martiri in un contesto sociale così arretrato; invece la scelta fu finalizzata a ridare innanzitutto speranza e fierezza ad un popolo assopito e rassegnato. Altri interventi sono stati indirizzati verso la scuola per renderla funzionale e attrezzata. Fu posta attenzione alla necessità di avere nei villaggi maggior ordine pubblico si è risposto dando al Comune un contributo per il recupero di uno stabile, Nel campo dell'igiene, il villaggio Gjader presentava più carenze e rischi. La Comunità di Marcheno ha provveduto ad inviare uno stock di attrezzi da cucina in acciaio inossidabile per 600 famiglie. Al problema della fuga all'estero di molti giovani che partono clandestini e senza qualifica professionale si è risposto impiantando nella missione una scuola di falegnameria modernamente attrezzata.

 

Lo Stile di Lavoro della Missione

Nel settembre 1998 la delegazione composta da alcuni amministratori comunali e dal Parroco di Brozzo (Marcheno) si è trattenuta vari giorni per condividere nei villaggi momenti di vita e per capire meglio situazioni, cambiamenti, esigenze. La delegazione ha colto con grande compiacimento le molte realizzazioni viste nei vari villaggi che lentamente stanno trasformando la mentalità. La missione dimostra di credere fermamente nelle possibilità del popolo albanese, infatti, con gli albanesi ha realizzato:

  • le chiese (sei)

  • le strutture pastorali

  • scuole professionali e officine

  • botteghe artigianali (tessili-ceramica)

  • due frutteti

  • coltivazione intensiva di ortaggi

  • ambulatorio.

Tanto è stato possibile per la disponibilitò e la bravura di almeno un centinaio di lavoratori che hanno totalizzati in cinque anni 22.000 giornate lavorative e per il buon uso che la Missione ha saputo fare degli aiuti pervenuti da tanti amici.

 

 

 

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